Cos’è la pesca sostenibile, e perché è importante passare dalle chiacchiere ai fatti?

Il rispetto degli stock ittici, la scelta dei metodi di pesca con il minore impatto ambientale, la salvaguardia continua delle aree marine protette: negli ultimi anni, per fortuna, si è parlato sempre di più di pesca sostenibile. Per chi si trova all’esterno di questo settore, però, non è affatto facile capire quando davvero la pesca si può definire sostenibile, e quando, invece, questa attività viene portata avanti con scarso o nullo rispetto dell’ambiente marino. Non bisogna scordare, infatti, che il mare è un’immensa riserva di vita e sì, anche di cibo, ma che per rimanere tale deve essere rispettata, eliminando una volta per tutte la pesca indiscriminata.


Cos’è la pesca sostenibile?

Sono tante le minacce che mettono in pericolo i nostri mari: in questi giorni, su questo sito, abbiamo parlato per esempio del continuo riversamento di rifiuti plastici negli oceani. Molto spesso, però, è proprio chi vive ogni giorno a stretto contatto con l’ambiente marino a metterlo in pericolo: parliamo delle aziende che si occupano di pesca, che molto spesso, utilizzando dei metodi irresponsabili, finiscono purtroppo per impoverire drasticamente la ricchezza di questo ecosistema. Contro questi comportamenti si pone per l’appunto la pesca sostenibile, ovvero l’insieme delle tecniche che permettono un pieno rispetto delle zone e dei periodi consentiti per la pesca, nonché l’adozione di sistemi di cattura selettivi non minacciosi per i fondali marini. La pesca sostenibile, dunque, è quella che considera il mare come un bene comune, da preservare e tutelare anche per le generazioni che verranno. Come spiega Greenpeace, è tale «la pesca che preleva dal mare solo ciò che serve, senza sprechi e utilizzando attrezzi artigianali e che hanno un basso impatto sull’ambiente e la fauna marina». Tra gli aspetti più importanti della pesca sostenibile c’è, come anticipato, quello relativo alla scelta del metodo di cattura da utilizzare.

Le tecniche di pesca sostenibili

Palangaro di fondo, rete da posta, tonnara volante, draga turbosoffiante, nassa, rete a circuizione, palangaro derivante, rete da traino: di tecniche per la pesca ne esistono tante e diverse, alcune più antiche, altre più moderne. Alcune di esse hanno un basso impatto ambientale, e possono quindi essere indicate come sostenibili; altre, invece, possono essere al contrario estremamente dannose. Si pensi, per esempio, alla pesca a strascico, che prevede l’utilizzo di una grandissima rete che, trainata da una barca e calata sul fondale, cattura tutto ciò che incontra. 
Si tratta, dunque, del metodo di pesca meno selettivo in assoluto, che porta a galla qualsiasi cosa, come per esempio tantissimi pesci sotto taglia. In media, solo un quinto del pescato attraverso queste enormi reti viene effettivamente messo in commercio, con un danneggiamento notevole dell’ecosistema marino. La pesca a strascico, insieme alla pesca a circuizione (sicuramente più selettiva) rappresenta circa il 75% della pesca attualmente effettuata. Si potrebbe sicuramente fare molto di meglio, portando i consumatori ad apprezzare maggiormente la piccola pesca, ovvero la più selettiva e sostenibile delle tecniche, fatta con ami o piccole reti.  È poi necessario abituare i consumatori a preferire il pesce locale e di stagione, portandolo magari a riscoprire alcune specie di pesci che permettono una pesca più sostenibile e che, allo stesso tempo, nascondono grandissime potenzialità gastronomiche.

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