Normative UE: il cuore verde dell’Europa

Nel 1986, con l’Atto Unico Europeo, è stato introdotto il Titolo XX sull’Ambiente. Nel 1993 sono stati ridefiniti gli obiettivi della politica economica comunitaria in termini di promozione di una crescita economica sostenibile e non inflazionistica nel rispetto dell’ambiente. Quattro anni dopo, nel 1997, l’Unione Europea è stata la prima sostenitrice internazionale del protocollo di Kyoto. Nel 2009, con il Trattato di Lisbona, l’Unione si è imposta per contrastare i cambiamenti climatici. Queste sono solamente alcune delle prime e principali tappe del cammino dell’Unione Europea per tutelare l’ambiente. Certo, la strada da fare è ancora tantissima, e indubbiamente era ed è possibile – anzi, necessario – fare di più, molto di più. Eppure non ci sono dubbi: l’Unione Europea detiene una leadership a livello mondiale nella lotta all’inquinamento e ai cambiamenti climatici, e tra i maggiori sostenitori della riduzione concreta di emissioni nocive ci sono proprio dei Paesi UE. Per fare questo, nel tempo, questo organismo ha introdotto diverse novità normative per tutelare l’ambiente.


I cambiamenti climatici: un breve riassunto

Che la situazione climatica stia per diventare drammatica non è certo un segreto. 18 degli ultimi 20 anni sono stati i più caldi mai registrati, e i fenomeni meteorologici estremi si sono fatti via via più frequenti: inondazioni, ondate di calore, incendi, l’escalation di questi eventi è senza precedenti. Dati alla mano, l’aumento delle temperature globali potrebbe superare i 2 gradi centigradi nel 2050, e potrebbe arrivare fino a 5 gradi centigradi entro la fine del secolo. Un tale aumento delle temperature non potrà che avere degli impatti terribili sull’ambiente e sul Pianeta nel suo complesso: una perdita enorme della biodiversità, un moltiplicarsi di eventi meteorologici intensi,la scomparsa di interi ecosistemi, la crisi produttiva alimentare, sono solo alcune delle conseguenze devastanti che si parano davanti. Ecco quindi che, per contrastare i cambiamenti climatici, sono necessari dei cambiamenti forti. E se qualcosa fino a ora è stato fatto, nella maggior parte dei casi l’incipt è da riconoscere all’Unione Europea.


Le recenti normative UE per la tutela dell’ambiente

Come è noto, l’Unione Europea è uno dei firmatari dell’accordo di Parigi (che mira a mantenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi centigradi) e punta a guidare i Paesi membri – e non solo – verso una svolta. Per questo motivo i medesimi Paesi si sono posti l’obiettivo comune di conseguire la neutralità climatica entro il 2050. Già nel 2007 il Consiglio Europeo aveva previsto un approccio integrato tra politiche energetiche, con il primo Pacchetto clima-energia, volto principalmente a ridurre le emissioni di gas serra. 
Ma il cuore verde dell’Unione Europea si riconosce anche nelle direttive ambientali UE dell’ultimo biennio: tra le più recenti, la più famosa è senza dubbio quella che vieta l’uso della plastica usa e getta a partire dal 2021. Con questa iniziativa si mira a ridurre le tonnellate di rifiuti di plastica che ogni anno vengono prodotte dai Paesi membri (si calcola circa 26 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica). Sono quindi destinati a scomparire in fretta dal commercio le posate monouso, le cannucce, i cotton fioc di plastica e via dicendo, partendo dal presupposto che, su 10 rifiuti che finiscono in mare, 8 sono di plastica. 

Va peraltro sottolineato che la stessa legge guarda anche al lungo termine, con gli Stati membri obbligati a ridurre concretamente il numero di bottiglie di plastica circolanti entro il 2020, le quali in ogni caso dovranno contenere un materiale riciclato per almeno il 30%.
Ancora prima, il Parlamento Europeo aveva obbligato i Paesi a ridurre il numero di sacchetti di plastica utilizzati, e nel marzo scorso ha imposto dei controlli dall’alto su tutto il “ciclo di vita” delle emissioni delle autovetture, di modo da ridurre  gas serra prodotto dai trasporti (che resta in aumento costante da 30 anni).

Ancora prima, nell’autunno del 2018, lo stesso Parlamento europeo ha impostato la soglia minima del 32% di energia prodotta da fonti rinnovabili entro il 2030.  Le leggi e le normative, però, non devono solo essere fatte: devono anche essere attuate. E da questo punto di vista, molto spesso anche in Italia, si procede troppo lentamente.

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