Turismo sostenibile, responsabile, ecoturismo

Negli ultimi anni, pian piano, si è sviluppato un nuovo modo di pensare al mondo del turismo, con l’organizzazione di viaggi più rispettosi dell’ambiente e delle popolazioni locali. Ciononostante, è da sottolineare una crescente confusione a livello lessicale, la quale può tradursi – come spesso accade – in una confusione concreta a livello operativo. Molto spesso, infatti, si parla indistintamente di turismo sostenibile, di turismo responsabile e di ecoturismo, dimenticandosi del fatto che questi tre termini designano tre concetti diversi. In questo articolo faremo un po’ di chiarezza: quando si può parlare di turismo sostenibile, e quando di turismo responsabile? E cos’è, dunque, l’ecoturismo?

La sottile differenza tra turismo sostenibile di turismo responsabile

Questi sono senz’altro i due termini più vicini, i quali nel tempo, soprattutto nel linguaggio parlato, stanno rischiando di diventare due sinonimi. Sarebbe però un errore dimenticarsi della differenza che separa questi due mondi: gli obiettivi di queste due attività, infatti, sono nettamente diversi. È certamente possibile organizzare un viaggio sia in ottica sostenibile che in ottica responsabile, ma l’una non comprende automaticamente l’altra.


Il turismo sostenibile mira a organizzare viaggi con un ridotto o nullo impatto a livello ambientale, riducendo quindi tutte le forme di inquinamento che l’atto di spostarsi o di visitare altri luoghi possono comportare. Il turismo responsabile, da parte sua, non guarda direttamente all’ambiente, quanto invece alle popolazioni che abitano nei luoghi visitati: un viaggio può dirsi responsabile nel momento in cui è organizzato in modo etico nei confronti delle popolazioni indigene e del loro sviluppo sociale ed economico.Come si può vedere, quindi, la differenza originaria tra questi due concetti è piuttosto netta. Certo, spesso i principi di responsabilità si affiancano a quelli di sostenibilità, e viceversa, ma sarebbe sbagliato dare per scontata questa ‘fusione’ di due concetti differenti. Resta da capire, quindi, cos’è l’ecoturismo.

L’ecoturismo

L’ecoturismo è quello che, nel terzetto lessicale proposto, si discosta maggiormente dagli altri termini, almeno in origine. La paternità della parola ecoturismo – contrazione di ‘turismo ecologico’ – viene solitamente riconosciuta all’architetto Hector Ceballos-Lascurain, il quale ne ha fornito una definizione precisa: «viaggiare in aree naturali relativamente indisturbate o incontaminate con lo specifico obiettivo di studiare, ammirare e apprezzare lo scenario, le sue piante e animali selvaggi». Successivamente, attraverso vari summit internazionali, organizzati dall’UNEP e dall’UNWTO, il significato del termine ecoturismo è andato via via allargandosi, comprendendo lo sviluppo sostenibile del settore turistico, la riduzione dell’impatto ambientale e la protezione del benessere delle popolazioni locali. A livello internazionale, dunque, il termine ecoturismo è finito per diventare l’ombrello che, oltre al proprio significato originale, comprende anche i principi fondamentali del turismo sostenibile e del turismo responsabile.

Il turismo – tra le principali attività economiche a livello mondiale, dando lavoro a 1 occupato su 15 – ha e ha avuto effetti negativi sull’ambiente, sulle società, sulle culture e sulle economie dei tanti paesi di destinazione. Ora è arrivato il momento di concretizzare gli sforzi, in primo luogo dal punto di vista di un turismo più sostenibile, e quindi verso un modo di viaggiare più responsabile.

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